Month: January 2014

Gli iris

P E N N E L L A T E   D A L L E   T O N A L I TA’   V I O L A C E E

Si dice siano “portatori di un lieto messaggio, di una buona novella”.

Appena sfioriscono, sento già la loro mancanza. Per questa ragione, un’enorme stampa del Metropolitan Museum of Modern Art con gli iris di Van Gogh, veglia sulla madia delle pentole anche in inverno.

Gli iris campeggiano sulla zona giorno

Ho tentato di spostarla più di una volta, ma dopo uno o due giorni, la risistemo sempre nella stessa posizione.
Mi mancherebbe da morire.

“Iris del giardino”. Acquerelli, matite, pastelli a cera

Vincent Van Gogh diceva che la tecnica dell’acquerello era splendida per esprimere atmosfera e distanza. I personaggi sembravano circondati dall’aria sin da poterla respirare.

Cit. da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/aforism

 

Lustro di luna

 I L   B L O G   D I   M A D A M E   D E   L A  M E R

– “ Lasciamele tutte le rughe, non me ne togliere nemmeno una. Ci ho messo una vita a farmele.” –

Anna Magnani, rivolgendosi al truccatore sul set cinematografico

Anna Magnani

La Magnani aveva quella cosa speciale che si chiama “aurea”. Noi che la bellezza naturale (e tanto meno l’aurea) non l’abbiamo ricevuta in dotazione standard, ce la dobbiamo un pò sudare prendendoci cura della nostra pelle e scegliendo dei prodotti che ci possano rendere radiose e di bell’aspetto.
Mi sento pertanto di suggerirvi la lettura di un blog molto ben scritto che, oltre alle classiche reviews di prodotti, vi dirà anche come trattare determinate problematiche della pelle e molto altro ancora. Si tratta di http://www.lustrodiluna.blogspot.it

Grazie a Madame La Mer sono riuscita a farmi per la prima volta uno Smokey eyes che non cede dopo pochi minuti.
Anzi, vi dirò di più: è durato per tutte le quattro ore di ufficio del mattino e le cinque ore della palestra del pomeriggio.

Lustro di Luna is quality certified!
“If any of the images on this page is subject to copyright and you can prove that you are the owner, please contact me and I shall remove it immediatly.”

Pane e formaggio: l’accoppiata “salva aperitivo”

 

L‘  A P E R I T I V O  F R U G A L E   “ B U T   A B S O F U C K I N G L U T E L Y   C H I C ”  !

In realtà non sapevo bene dove inserire questo post: il tema non è una ricetta, né una composizione di fiori, né tanto meno una soluzione per arredare casa.

Ci troverete la più scontata formula per ricevere gli amici in tempo zero, con il minimo sforzo e il massimo risultato. Amo la cucina sofisticata, la nouvelle cuisine e i piatti elaborati, ma di fronte alla bontà sincera di un tozzo di pane e un pezzo di formaggio alzo bandiera bianca!

basta una bella tovaglietta e un centrotavola e il gioco è fatto!

In realtà si può ricevere anche con dispensa vuota (o quasi), ma non deve mancare mai quel mezzo chilo di formaggio e del pane.
Io ho la fortuna di stipare il pane buonissimo di mio padre in congelatore già tagliato a fette che, nel momento del bisogno, è l’alleato perfetto del “Cavalier latteria di Fagagna” e del “Fante Montasio sei mesi”. La battaglia è praticamente già vinta.

usate tovaglioli colorati e richiamate le tonalità che avete in casa

Queste foto le avevo fatte tempo addietro per un aperitivo dell’ultimissimo momento: pane e formaggio! Per puro caso avevo delle olive taggiasche e due o tre senapi da assaggiare per gli appassionati. Basta solo versare il vino e gli ospiti saranno entusiasti del vostro aperitivo “ frugal chic!”

 

The “last emperor”

Q U A N T I   C O U T U R I E R S   P O S S O N O   V A N T A R S I   D I  A V E R   “I D E A T O   U N           C O L O R E” ?

Valentino Clemente Ludovico Garavani all’anagrafe, è il Valentino noto a tutti, invidiato da tutto il mondo.
Nato a Voghera, CLASSE 1935 (“classe” in maiuscolo non per caso,) fin da giovanissimo si interessa di moda, frequentando la Scuola di figurino a Milano e poi studia moda a Parigi.


Lavora per qualche periodo da Jean Dessès e nell’atelier di Guy Laroche, poi fonda il marchio Valentino. Esordio non facile anche perchè i soci con cui aveva intrapreso l’attività lo lasciano e la Valentino rischia la bancarotta. Sostanziale a quel punto è l’intervento in società di quello che diventerà poi suo compagno per la vita, ossia Giancarlo Giammetti, all’epoca ancora studente di architettura.
Giammetti non avrà mai la visibilità di Valentino, ma fa decollare l’azienda curandone gli aspetti amministrativi e la gestione della società, lasciando così campo libero alla creatività di Valentino. Parlare dell’ultimo “imperatore” non è cosa facile per chi è dell’ambiente, figuriamoci per chi a quel mondo proprio non appartiene.

Cercherò di sentirmi meno in soggezione nei suoi confronti, continuando a guardare una sua foto in cui è ritratto con abbronzatura “intensa” e piumino argentato in una blasonatissima località sciistica.
E per darmi una certa posa, mi verserò anche un calice di “Crémant’ Alsace” in onore della Francia che lui adora e dove possiede il Castello di Wideville, Crespières, non lontano da Parigi.La pagina bianca ora mi fà meno paura..

La pagina bianca ora fà meno paura…

Dunque, tornando a Valentino…

Al giornalista che per primo ha insignito Garavani del titolo di “imperatore” va tutta la mia ammirazione perchè non si sarebbe potuto trovare appellativo più azzeccato.
Perchè sulla moda di Valentino si potrebbero spendere decine di aggettivi, ma il primo che viene in testa è che la sua moda è “regale”.

Lavorazioni con pizzo nella linea di abbigliamento e calzature

Ma perchè un capo di Valentino ha “une allure” in più?

In che cosa riesce ad essere così riconoscibile la sua mano? Come fa a rendere “Valentiniano” un semplice tubino?
La risposta è piuttosto scontata: classe e gusto, qualità che in lui sono doti innate.

– “Valentino is the last couturier”-
Matteo Marzotto

Qui di seguito un breve trailer del film che avevo trovato in versione integrale su YouTube, ora non più disponibile. Il film celebra la sua sua straordinaria carriera. Vi consiglio di noleggiarlo: sarà un investimento per la vostra cultura nel caso amiate la moda o la detestiate.

-” I love beauty. It’s not my fault”- Valentino

Persino le stravaganze (poche) delle collezioni disegnate da lui, non sono mai eccessive ma bensì eleganti. L’ultimo imperatore della moda ha reso celebri i suoi capi di “Haute Couture” perchè finemente impreziositi dal dettaglio: un fiocco, un fiore di perle, un cinturone in pizzo broccato ricamato a mano che, come afferma lui stesso:

I preziosi ricami su di un capo della linea di “Haute Couture”

– “Per fare questo ricamo oggi, non basterebbe vendere una banca italiana”-
A Valentino si attribuisce anche il colore “rosso Valentino” , E lui, per non essere scontato, lo utilizzerà per pochissime sue creazioni. Il colore di cui parliamo è un mix tra carminio, popora e rosso di cadmio, e si narra che l’ispirazione per questa tonalità sia nata durante in un suo viaggio in Spagna.

Quanti couturiers posso vantarsi di aver “ideato un colore”?

Valentino all’Ara Pacis, dove verrà celebrato per i suoi 45 anni di carriera

Pochi giorni fa, ho postato una foto che ritrae Valentino agli esordi della sua carriera su Facebook.
Con mia grande sorpresa, un mio conoscente ha commentato la mia foto dicendo di aver servito a tavola Valentino. Gli ho subito chiesto se è stato “ il signore che mi aspetto che sia” e lui mi ha risposto dicendo che non aveva niente da eccepire, che gli era comunque sembrato “ freddo e distaccato” come se vivesse nel suo mondo”.
Leggendo questa frase ho pensato qualche minuto, poi mi sono detta. “ Perchè? In che mondo deve vivere Valentino? Non di certo nel nostro!”

Fonti:
http://www.wikipedia.org
http://www.businessinside.org
http://www.vogue.it
http://www.youtube.com

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Il gelso

L’   A L B E R O   D E L L E   C A M P A G N E   F R I U L A N E

Il mio albero preferito? L’ippocastano. Tanto imponente quanto delicato ahimè!
Non se ne vedono più in giro per via di una malattia che non gli dà scampo…
Se volete vederli in tutto il loro splendore, vi suggerisco le meravigliose acqueforti di Safet Zec, e forse ne potrete ammirare ancora qualcuno dal vivo sul Collio.
Il secondo titolo spetta allora di diritto al gelso nella stagione invernale, con quel fusto rugoso e i monconi pieni di rami.

disegno al tratto, 14 gennaio 2014

Nei miei disegni al tratto e nelle mie incisioni è proprio lui a farla da padrone proprio per la miriade di segni che posso usare per “caratterizzare” il suo fusto e le sue sommità.
Nella bella stagione, mi piacciono più gli alberi grandi e dalla chioma foltissima, come Il Prunus Domestico ( per ovvie ragioni …).

” I gelsi del giardino”. Disegno al tratto

“Campagna friulana”, Acquatinta su rosaspina

La bellezza di un segno nero su di foglio bianco.
Non serve molto altro.

La minestra infallibile (e buona)

S T A S E R A   M I N E S T R A !

La minestra è un piatto di cui non sempre abbiamo voglia.

Sarà forse perché ce la ricordiamo proposta con tutti gli stratagemmi possibili ed immaginabili da bambini o per via la associamo ad un nostro “essere debolucci” e non in piena forma fisica:
– “Stai poco bene? Stasera minestra!” – e tu in realtà ti deprimi ancora di più.

Casseruola, patate e carote: tutto è pronto!

A pochi andava di vedere pezzi di verdura galleggiare sul piatto, -” ma cos’è questo e cos’è quell’altro, guarda che colore strano ha il brodo!”- le paturnie del genere erano piuttosto diffuse… Insomma, se la si mangia proprio “schifida” una volta in mensa alle elementari è finita!
A quarant’anni nel super ristorante con mille stelle Michelin, se uno dei vostri amici prende minestra – ma lì, viene chiamata “soupe o crema” – è inevitabile vi chiediate perché il tizio vada al ristorante per mangiare minestra!
A dire il vero c’è qualcuno che si lascia un pò fregare da questi termini chic e quando gli arriva al tavolo dice _” Ma, ho ordinato minestra…?? ” guardando il cameriere con faccia interdetta.

Si… insomma, la pasta stravince si sà, ma la minestra è da considerarsi una vera e propria furbata. Intanto quella che ho fatto io, ha fatto sì che io mi trasformassi nella Dea Kali e facessi altre 10 cose mentre si cuoceva.
Ebbene sì, potete farvi gli affaracci vostri per 25 minuti e lei si cucina tranquilla!
Avevo aggiunto un crostino di pane al sesamo che si è tuffato pure lui nella zuppa per assaggiarla…

Ecco la ricetta:Ingredienti per 4 persone

4 carote
2 patate
1 scalogno
olio extravergine di oliva
sale
pepe nero
prezzemolo

Preparazione:
Lavate le patate, sbucciatele e tagliatele a dadini. Sbucciate lo scalogno e affettatelo sottilmente. Lavate le carote, raschiandole con una spazzola di radice, sotto il getto dell’acqua corrente. (Potete anche pelarle con il pelapatate se non avete la spazzola). Tagliatele a tocchetti. Raccogliete lo scalogno, le patate e i tocchetti di carota in una casseruola, unitevi 8 dl di acqua e portate ad ebollizione; salate leggermente, regolate di fiamma e lasciate cuocere per circa 25 minuti, quindi frullate.
Distribuite la zuppa nei piatti singoli o in tazze ( renderanno il piatto ancora più scenografico), conditela con un filo d’olio, una macinata di pepe e aggiungeteci del prezzemolo per dare un tocco di colore in più.
Sarà una minestra che i vostri ospiti ricorderanno… con piacere!

ricetta reinterpretata e tratta da “La Cucina” , Dicembre 2009

Tortino di crêpes con verdure

 

pans

S I E T E   B R A V I   A   F A R   L E   C R Ê P E S ?

In cucina devo per forza giocare d’anticipo, perchè l’imprevisto è sempre dietro l’angolo. L’elenco degli imprevisti potrebbe essere piuttosto lungo, ma direi che i più comuni sono: non avere tempo per fare la spesa, dimenticarsi un ingrediente a spesa già fatta, finire tardi al lavoro etc.

Questa è una ricetta che potete tranquillamente preparare la sera prima o addirittura congelare e poi servire.

Dunque, tornando al tortino:

le prime crêpes sono finite direttamente nella pattumiera, tanta è stata la mia abilità nel farle all’inizio, poi mi è sembrato che le cose migliorassero.

1crepe

Questa era forse la prima crêpe che, come potete vedere, non m’era venuta il massimo!

Le altre mi sono riuscite meglio:

2crepe

questa è una di quelle che io definisco ben riuscite 😮 !!!!

Poco male! Ho confuso un pò le cose mentre montavo i piani dicrêpes e alla fine il risultato estetico era passabile.

tortinodacuocere

Il tortino prima di essere infornato

La ricetta originale prevedeva i carciofi, ma in casa avevo già zucchine e carote e ho capito che quella era una variante da poter adottare.

tortino

Questo è il risultato finale.

Tortino di crêpes con verdure

(per 6 persone)

8 zucchine
2 carote
capperi sotto sale
220 gr di farina
6 uova
100 gr di parmigiano reggiano
4 dl di latte
250 gr di ricotta fresca
80 gr di mandorle a lamelle
100 gr di burro
prezzemolo
sale
pepe
peperoncino

Preparazione

Sciogliete 60 gr di burro, lasciatelo intiepidire e frullatelo nel mixer con la farina, le uova, 2 dl d’acqua e un filo di sale fino ad avere un impasto liscio.
Scaldate in una padella antiaderente, la pastella, un mestolo alla volta sino ad ottenere le crêpes della consistenza desiderata. Separatele una dall’altra con un foglio di carta forno.
Pulite le verdure e tagliatele a tocchettini. Aggiungete una manciata di capperi (dopo aver lavato via il sale) sale, pepe e peperoncino. Cuocete a fiamma bassa per una ventina di minuti. aggiungete poi prezzemolo a vostro piacere.
Fruttate un terzo delle verdure con ricotta, il formaggio grattato, una manciata di mandorle pelate, sale e pepe.
Sovrapponete le crêpes in una pirofila, alternando con la crema e le verdure rimaste a tocchetti interi.
Nappate il tortino con due cucchiaiate di crema rimasta e ricoprite di lamelle di mandorle.
Infornate a 200° per 20 minuti circa sino ad ottenere la doratura delle mandorle superiori.

bon appetit!

la ricetta originale, quella fatta con i carciofi per capirci, è tratta da ” Cucina Moderna – Dicembre 2009″