Month: January 2015

Dallo “Speaker’s corner” di Steg una lezione di stile

il fazzoletto nel taschino

I L     FA Z Z O L E T T O    N E L    T A S C H I N O     D E L    B L A Z E R 

Oggi non sarò io a parlare di stile o di moda, ma bensì Steg, l’autore dello “Speaker’s corner”.

Meglio fugare ogni dubbio sin da subito, anche se sono certa che aprendo il link qui sotto, avreste capito che l’articolo non può essere farina del mio sacco vista la qualità di scrittura.
E’un blog che vi consiglio di leggere quello di Steg: per gli splendidi articoli che scrive di musica di cui è un grande appassionato, di stile e molto altro.

Di mio in questo post c’è solo quest’immagine. Un abito da uomo a cui non può mancare il fazzoletto nel taschino. Proprio come uno di quei capi che mi piace pensare facesse il nonno sarto.

Vi auguro una piacevolissima lettura

http://steg-speakerscorner.blogspot.it/2013/02/il-fazzoletto-nel-taschino-del-blazer.html

http://steg-speakerscorner.blogspot.it/

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Federico Carletti amplifica la passione per l’architettura

Si potrebbe dire che Federico Carletti usi la macchina fotografica come strumento per amplificare ciò che è la sua passione di sempre: l’amore per l’architettura.

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Photo: Federico Carletti, Louvre, Parigi

Avevo visto qualcosa di suo qualche tempo fa: immagini pulite e rigorose, ma che facevano intuire ci fosse ben altro oltre a queste caratteristiche. Non sbagliavo: le fotografie di Carletti colpiscono proprio perché trattano spazi ed elementi architettonici come attori di scena.

Nei suoi scatti non vi è un solo elemento protagonista che cattura l’occhio, ma molteplici elementi. I muri, le pareti e le strutture sono attori e comparse che, sotto la sua regia attenta e scrupolosa, ridefinisco lo spazio e danno “ordine” ad ambienti interni ed esterni.

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Photo: Federico Carletti, Louvre, Parigi

Ed è così che gli interni affollati del Louvre diventano quinte di teatro in cui il brusio e il rumore dei passi dei visitatori si congelano e lasciano che a parlare sia la luce. Luce che, filtrando generosa dai lucernai tondi, regala una nota dorata alla pietra chiara dei muri e definisce ogni singolo gradino della maestosa scalinata.

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Photo: Federico Carletti, Louvre, Parigi

Nella perfetta simmetria di questo scatto, la Nike di Samotracia, per nulla infastidita nel non essere più protagonista assoluta della scena, sta al gioco del fotografo e diventa la punta di un triangolo rovesciato che chiude la simmetria delle botole di luce. Seppure tutto nelle opere di Carletti parli di volume e spazio, vi è comunque un forte richiamo al mondo della grafica. Basti pensare ai capitelli delle colonne e ai soffitti del museo parigino che, grazie all’uso che lui fa della luce, sembrano disegnati a colpi di gessetto.

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Photo: Federico Carletti, Louvre, Parigi

Il fotografo/architetto di Jesi riesce a gestire al meglio ordine e simmetria. E se è anche vero che guardando le sue opere si ha la sensazione che tutto sia sospeso in un fermo immagine, vi è la sensazione paradossale che tutto sia assolutamente vivo. Sono vivi i muri, la piazza della piramide del Louvre e lo è pure l’asfalto della strada.

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Photo: Federico Carletti, Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno

Sul piano della scelta dei tagli d’immagine, Carletti fa una scelta precisa: toglie dall’inquadratura il superfluo e quello che non vale la pena raccontare. I suoi tagli fotografici non sono mai scontati: ne è un mirabile esempio lo scatto che realizza al Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno, dove ci obbliga a guardare i riflessi di un meraviglioso lampadario che domina il teatro e che rischiara i palchetti affrescati. Ed ancora un volta, il protagonista non è più l’evento, ma lo è il teatro come luogo.

Chiara Orlando

Federico Carletti
federicocarletti@hotmail.it

Stars, Federico Carletti. Stay tuned!

Domani avrò il piacere di ospitare nel mio blog gli scatti in bianco e nero di Federico Carletti. L’uso che fa lui della macchina fotografica per raccontare spazi ed architettura è qualcosa di davvero unico.

Ma Carletti non si limita solo al ruolo di fotografo: sua è infatti la cura del progetto grafico e delle installazioni per questo splendido video che realizza con il photoreporter Christian Tasso.

Buona visione!

Chiara Orlando

Stars from federico carletti on Vimeo.

 

Federico Carletti
federicocarletti@hotmail.it

Chiara’s room e i pezzi di design: un gomitolo prezioso

design_ un gomitolo prezioso

Oggi ho deciso di ospitare un pezzo handmade ed esclusivo nella rubrica “Chiara’s room e i pezzi di design“. Credo siano solo tre le persone che hanno la fortuna di avere quest’oggetto. E’ un gomitolo di alluminio che potrebbe stare bene sopra la reception all’ingresso del Maxxi di Roma, come pure su di un mobile in pero del settecento. Io l’ho preso in prestito per questo scatto e ho aperto una pagina del libro sui dipinti dell’Hermitage.

E’ semplicemente perfetto.

Chiara Orlando

 

DALLA NATURA AL SEGNO, HARRY BERTOIA 1915 – 2015

Per il centenario di Harry Bertoia una grande mostra in due sedi espositive (Pordenone e San Lorenzo d’Arzene, dal 7 febbraio al 29 marzo 2015)

Gli Amici di Harry Bertoia sono orgogliosi di presentare le Celebrazioni per il Centenario di Harry Bertoia nella sua terra d’origine:

Harry Bertoia_ Barn

DALLA NATURA AL SEGNO HARRY BERTOIA 1915 – 2015

Pordenone, Galleria Harry Bertoia
San Lorenzo d’Arzene, Casa Natale di Harry Bertoia
7 Febbraio – 29 Marzo 2015

COMUNICATO STAMPA

Una mostra in due sedi per un omaggio della sua terra in occasione del centenario della nascita. Cent’anni fa, esattamente il 10 marzo 1915, a San Lorenzo di Arzene nasceva Arieto (Harry) Bertoia. Il territorio da cui egli partì, appena quindicenne, ricorda ora coralmente l’importante centenario: il Comune di Pordenone, il Comune di Valvasone Arzene e la Pro Loco di San Lorenzo assieme agli Amici di Harry Bertoia, hanno voluto promuovere una mostra articolata in due sedi (Galleria Harry Bertoia, a Pordenone; Casa natale a San Lorenzo d’Arzene) che rende omaggio a questo artista il cui lavoro rappresenta ancora un’importante indicazione di metodo, di rigore, di costante dedizione alla ricerca.

Emigrato nel ’30 verso gli Stati Uniti, Bertoia riuscì a conquistarsi il successo e a raggiungere notorietà internazionale con la linea di sedie Diamond (1952), un’icona del design mondiale. Ma più in generale con la sua multiforme produzione artistica (sculture, incisioni, disegni, gioielli) egli seppe imporsi per la spiccata originalità unita ad un’attitudine sperimentale sia nel campo dei materiali che delle forme.

diamond chair Harry Bertoia

Harry Bertoia appartiene alla schiera non foltissima degli artisti friulani del ‘900 che hanno saputo meritare davvero fama internazionale. Fino a pochi anni fa era però poco conosciuto nella sua terra d’origine: tale lacuna è stata poi colmata da due mostre in successione (la prima presso la sua casa natale a San Lorenzo, nel 2008, e la seconda, più vasta e particolareggiata, a Pordenone nel 2009) esposizioni che hanno fatto conoscere meglio la qualità del suo lavoro anche nella nostra regione.

Nel 2014 il Comune di Pordenone ha voluto rimarcare il riconoscimento dell’autorevolezza dell’artista intitolandogli il nuovo spazio espositivo di Palazzo Spelladi, divenuto dunque Galleria Harry Bertoia. Sarà proprio questa prestigiosa sede ad accoglie l’esposizione che il Comune di Pordenone ha deciso di proporre per celebrare il centenario della nascita di Bertoia. Qui il percorso documentario già al centro delle due mostre precedenti è arricchito da materiali mai esposti prima, provenienti dalla collezione personale di Celia Bertoia, figlia del maestro. Si tratta di un importante nucleo di 30 monotipi, raffinate e rare stampe su carta, realizzate in unico esemplare tra la fine degli anni ’40 e l’inizio degli anni ’70.

Queste opere offriranno al visitatore l’opportunità di confrontarsi con una parte originale ma ancora poco nota della produzione di Bertoia ed evidenzieranno i diversi apporti, anche europei, che confluirono nella sua arte, mai del tutto appagata dai risultati sia pure innovativi. I monotipi in mostra, con il loro accostamento espositivo ad alcune sculture e ad alcune sedie Diamond, consentiranno infatti di percepire i molti rimandi e le suggestioni tra i diversi generi praticati dall’artista.

Un laboratorio didattico, organizzato per l’occasione, permetterà inoltre di analizzare anche le tecniche insolite e particolari con cui sono stati realizzati questi originali e preziosi lavori su carta che costituiscono una sorta di diario creativo dell’artista. Una significativa sezione della mostra, grazie alla collaborazione della Knoll, sarà dedicata alla progettazione della celebre poltrona Diamond (1952) e alla sua produzione in serie (nello stabilimento di Foligno, in Italia).

Materiali pubblicitari d’epoca metteranno in evidenza la qualità della comunicazione per immagini messa in campo negli anni ’50 dall’azienda produttrice.

Alcuni filmati d’epoca riprodotti sulle pareti del primo piano dello spazio espositivo accoglieranno il visitatore e lo faranno entrare, virtualmente, nello studio-fienile di Barto, in Pennsylvania, e si potrà vedere Harry Bertoia al lavoro con la saldatrice o mentre ci dimostra la naturale reattività delle sue sculture sonore. La musicalità cosmica originata da queste celebri opere caratterizzerà comunque, con discrezione, gran parte dello spazio espositivo quasi fosse l’essenza ultima dell’arte di Arieto Bertoia.

Nella Casa natale di Harry Bertoia a San Lorenzo di Arzene (Pordenone) l’attenzione sarà incentrata su un altro ambito della produzione di Bertoia, quello dei gioielli. Tre di questi oggetti d’arte verranno posti sul tavolo della cucina quasi fossero appena stati portati da Arieto in dono ai suoi familiari. Le fotografie di 19 gioielli degli anni ’40-’70 e di un disegno progettuale, appartenenti alla collezione Wright, troveranno invece collocazione in un’altra stanza della piccola casa in cornici retroilluminate: l’effetto sarà molto intenso e le opere potranno essere esaminate in tutti i loro più minuti particolari.

Infine nella vecchia stalla un giovane artista friulano, Michele Spanghero, riprodurrà il suo video dal titolo Translucide che idealmente recupera l’eredità del lavoro di Harry Bertoia e, in modi propri e originali, ne attualizza il messaggio collegato alla volontà di ricerca e di sperimentazione. Con la partecipazione in mostra di un giovane artista verrà dunque sottolineato un ideale passaggio di testimone tra generazioni: com’è sempre, o dovrebbe essere percepita, l’arte in generale.

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SCHEDA MOSTRA

Dalla Natura al Segno
Harry Bertoia 1915 – 2015

7 Febbraio– 29 Marzo 2015

Galleria Harry Bertoia
C.so Vittorio Emanuele II, 60 – Pordenone

Casa natale di Harry Bertoia
Via Blata, 12, San Lorenzo di Arzene

Promossa da: Comune di Pordenone Assessorato alla Cultura – Comune di Valvasone Arzene – Pro Loco San Lorenzo – Amici di Harry Bertoia
Con il Patrocinio di Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia
Con il sostegno di: Coop Consumatori Nordest – Cartiere Cordenons Electrolux – Friulovest Banca – Graphistudio – Knoll Europe – SIM2 Multimedia
Con la collaborazione di ISIA Roma Design, Sede di Pordenone

Mostra a cura di Amici di Harry Bertoia
Catalogo a cura di Angelo Bertani
Testi Angelo Bertani, Elena Bertoia, Mario Piazza

Conferenza stampa: venerdì 6 febbraio 2015 , ore 11.30
Galleria Harry Bertoia
Inaugurazione: sabato 7 febbraio 2015 , ore 18.00

Periodo di apertura al pubblico: dal 7 febbraio al 29 marzo 2015

Sede espositiva Pordenone: Galleria Harry Bertoia, Pordenone
Orario di apertura: martedi’ > sabato 15.30 > 19.30
domenica 10.00 > 13.00 – 15.30 > 19.30
chiuso: i lunedì
Ingresso: intero € 3,00 – ridotto € 1,00

Sede espositiva Casa natale di Harry Bertoia, San Lorenzo di Arzene
Orario di apertura: sabato 15.30 > 19.30
domenica 10.00 > 13.00 – 15.30 > 19.30;
aperto in altri giorni, per gruppi, su prenotazione: cell. 339 2684389
Ingresso libero

Per info. UFFICIO CULTURA – COMUNE DI PORDENONE Tel. 0434/392916
attivitaculturali@comune.pordenone.it – info@arietobertoia.org

Ufficio Stampa: STUDIO ESSECI

http://www.arietobertoia.org/

Chiara’s room e la caccia ai pezzi di design: Sciangai di Zanotta

APPENDIABITI SHANGAI

Non c’è due senza tre: il terzo appendiabito (bello) è Sciangai, realizzato dai designer De Pas, D’Urbino, Lomazzi per Zanotta.
Se ben ricordate tre settimane fa avevo esordito dicendo che se c’era un oggetto brutto in casa, quello era in genere l’appendiabiti. Avevo postato allora “sei il mio chiodo fisso” perché lo ritenevo uno dei rari casi in cui gli appendiabiti sono guardabili. Me ne sono arrivati via posta in un batter d’occhio due che smentiscno quanto dico.

Sono felice di essermi sbagliata 🙂

Chiara Orlando

Il campo di papaveri

red poppies

Campo di papaveri, acquerello su carta. Chiara Orlando

L’   O D O R E     E     I L    C O L O R E     D E I    P R A T I

Non si può neanche dire che questo inverno sia così fastidioso: non fa freddo e c’è pure qualche giornata di sole, ma inizio ad essere già in sofferenza… Inizia già mancarmi quel buon odore di erba tagliata e il giardino pieno di colori.

Sono andata a rovistare nelle mie vecchie cartelle dello studio e tra i vecchi disegni ho trovavo quest’ acquerello con un campo di papaveri che mi sembrava di buon auspicio per iniziare la settimana. Chissà tra quanto tempo riuscirò a disegnarne un’altro dal vero. Speriamo a breve.

Chiara Orlando